Elenco blog personale

mercoledì 22 giugno 2011

Blog e politica

Anche la classe politica ha cominciato ad intuire le potenzialità espressive dei blog, quale strumento semplice ed informale attraverso cui mantenere un rapporto più franco e diretto con i propri elettori. Alcuni blog politici, soprattutto quelli aggiornati frequentemente, trovano un buon seguito di  lettori, sfruttando appieno i vantaggi del linking, tessendo connessioni e corrispondenze con i propri sostenitori e con i blogger affini. Simili spazi di riflessione, di comunicazione e di confronto introducono una nuova forma di dibattito politico, ma anche scientifico e culturale, come nel caso di Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani. Costretto da una grave malattia a parlare attraverso un sintetizzatore elettronico, egli si è battuto per la libertà della ricerca scientifica, anche, appunto, attraverso un blog, Il Maratoneta (www.lucacoscioni.it/Il_Maratoneta), che alla sua morte è diventato un libro.
In molti casi il blog viene inteso come collettore di notizie, raccolte per renderle oggetto di discussione, anche politica. Il migliore esempio in tal senso è il blog statunitense SlashDot (http://www.slashdot.com/), nato nel 1997 per mano di Rob Malda quasi per gioco. Su SlashDot vengono pubblicate notizie su vari argomenti suddivisi per temi. Le news, però, sono scritte esclusivamente dai visitatori del sito. Ogni notizia è aperta inoltre ai commenti dei lettori, il che genera lunghissimi thread (fili) di discussione. Le news, qui come nella maggior parte dei blog, sono di seconda mano, con i link che rimandano alla fonte.
Un esempio italiano accomunabile a quello di SlashDot è stato il blog di informazione Quinto Stato, dove chiunque poteva intervenire inviando i propri pezzi o commentando quelli degli altri. Memorabile resta l’iniziativa presa dalla redazione del blog in questione, quando raccolse oltre 8000 firme contro il cosiddetto “Decreto Grande Fratello”, che avrebbe permesso agli organi competenti di tenere in archivio le e-mail ed i tabulati telefonici di ognuno di noi per cinque anni. Le firme così raccolte sono state poi consegnate il 22 gennaio 2004 agli allora Presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera. Questa è stata in Italia la prima occasione in cui un’iniziativa partita dal web ha raggiunto i vertici delle istituzioni politiche, dando quindi sempre più credibilità alla Rete e, nella fattispecie, ai blog.

Blog che hanno fatto (e fanno ancora) la storia

La prima vera svolta memorabile nella storia dei blog può datarsi nel 1998 ed è legata al caso Lewinsky, ovvero lo scandalo del "Sexgate", come fu battezzato allora dai media americani. Nel settembre del 1998 Internet registrò forse per la prima volta una clamorosa vittoria sugli altri mezzi di comunicazione di massa, pubblicando il rapporto finale dell’inchiesta sulle menzogne di Bill Clinton circa i suoi rapporti con la stagista Monica Lewinsky. La storia, che giaceva in attesa di verifica nella redazione della rivista “Newsweek”, era salita alla ribalta nel mese di gennaio grazie ad un aspirante giornalista, Matt Drudge, il quale, senza fare adeguate verifiche ma basandosi soltanto su timide voci, azzardò sul proprio blog (http://www.drudgereport.com)%20l/la pubblicazione di tale “pettegolezzo”, che venne poi ripreso a catena da numerose testate giornalistiche, on-line e non, con un effetto dirompente.
Un altro caso rivoluzionario giunge dall’Oriente, precisamente dalla Corea del Sud. Ci riferiamo a OhmyNews (http://www.ohmynews.com/), un blog collettivo nato nel 2000 ad opera del giornalista Oh Yeon-ho in reazione al conservatorismo della stampa coreana. In una nazione dove tv e quotidiani diffondono un’informazione omogeneizzata e il più delle volte direttamente controllata dal potere statale, il diario-giornale on-line OhmyNews, dove l’80% delle notizie è scritto da 25000 cittadini pagati a pezzo, ha saputo conquistare consensi e considerazione tanto nell’opinione pubblica quanto presso le istituzioni. È il caso più eclatante di quel filone definito come citizen journalism, il giornalismo dei cittadini. Tali siti di informazione adottano un linguaggio più emotivo e partecipativo di quello comunemente oggettivo e distaccato dei media tradizionali.
Tra gli esempi più eclatanti di “informazione alternativa” sul web, troviamo anche Indymedia (http://www.indymedia.org/), un circuito di siti che rientra nella variegata famiglia dei blog. Si tratta, per essere precisi, di un network di media “gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verità”. Nato nel novembre 1999 per esigenze di una copertura mediatica alternativa riguardo all’evento delle proteste no-global di Seattle contro il Wto, Indymedia ha dimostrato possibile grazie ad Internet la creazione di mass media dal basso, autogestiti, non-profit e indipendenti dai media istituzionali e commerciali. Il circuito si è diffuso a macchia d’olio raggiungendo oltre venti Paesi, in cui sono sorti numerosi centri impegnati a diffondere contributi informativi quotidiani, coinvolgendo in prima persona il popolo di Internet in un’informazione libera e indipendente.
La vera forza di questo blog alternativo sta nella sua capacità di influenzare e vigilare la condotta dei grandi media, portandoli a collaborare con l’informazione dal basso. Indymedia deve la sua forza mediatica ad una piattaforma web flessibile e user-friendly, ad un database completamente automatizzato, a potenti server per lo streaming audio-video, ad un flusso di news sempre aggiornato. Chiunque può aggiornare e controllare i contenuti del blog in questione attraverso un semplice computer collegato ad Internet. È possibile caricare e pubblicare registrazioni audio e video, immagini, articoli, news, comunicati, sfruttando appieno la possibilità di collegamenti intertestuali.

lunedì 20 giugno 2011

La nuova frontiera dei blog: il "vlog"

Meno diffusi in Italia rispetto ai blog tradizionali, ma in costante aumento, sono i cosiddetti vlog (crasi dei termini "video" e "blog"), ovvero i blog dove i contenuti testuali sono corredati ed arricchiti da brevi filmati. Si tratta in questo caso di pagine web a metà strada tra un diario ed un personal tv, come Storie Laterali (http://www.vlog.storielaterali.com/), contenitori di video che si sviluppano indipendentemente rispetto ai contenuti del blog testuale, come nel sito T-V-B (http://www.t-v-b.net/), o spazi corali di libere opinioni a 360°, senza filtri, a volto scoperto, come Nofilter (http://www.nofilter.splinder.com/), online dal mese di maggio 2003.
Il mondo dei video-blog non è trascurato neppure dai giornalisti professionisti, molti dei quali curano addirittura un vlog personale, realizzando brevi servizi video per dare voce a notizie e punti di vista che non sempre trovano spazio sui grandi telegiornali.

domenica 19 giugno 2011

Sms: le news approdano sul cellulare (Commento al post "Buona notte..." del blog "DilettantiPUNTO.blog")

Prendo spunto da questo interessante post per spendere qualche parola appunto sui servizi informativi via sms. Vorrei ricordare, a questo proposito, che i primi servizi sperimentali di news sul cellulare arrivano in Italia nel 1999. Tra le agenzie la prima ad investire su questa nuova modalità d’informazione è l’Ansa, mentre, tra i quotidiani, i primi furono “La Nazione”, “Il Resto del Carlino” e “Il Giorno”, tutti facenti parte del gruppo “Poligrafici Editoriale”. Il servizio offerto da tale gruppo di quotidiani, che nella fase sperimentale è limitato all’area di Bologna, viene realizzato grazie ad un accordo con la Tim. Per la cronaca: la prima news destinata agli utenti, realizzata dalla redazione Internet del “Resto del Carlino”, parte alle 10:30 di lunedì 16 agosto 1999. Gli utenti iscritti a quel primo e memorabile servizio gratuito di informazione via cellulare sono 3200.
E così, in quest’occasione, per la prima volta in Italia la redazione di un quotidiano sperimenta la selezione, la scrittura e l’invio di news utilizzando messaggi sms destinati ad arrivare nelle tasche delle persone con il classico bi-bip per avvertirli che qualcosa di nuovo è successo nel mondo o nella loro città. Nei primi tempi agli utenti vengono inviate circa tre notizie al giorno di carattere generalista e tre di sport. Le news più appetibili e più richieste sono quelle di servizio, viabilità, scioperi, blocchi del traffico, e quelle che riportano i principali avvenimenti nazionali e internazionali. A una settimana dalla partenza del servizio si registra già un dato sorprendente: gli iscritti sono raddoppiati, e senza che siano state attuate strategie di promozione. Lo sviluppo, dunque, è esclusivamente effetto del tam-tam che, evidentemente, non avviene solo in Internet ma anche con i telefonini.
In una seconda fase il servizio viene esteso, sempre gratuitamente, anche ai lettori degli altri due quotidiani del gruppo, “La Nazione” e “Il giorno”, raggiungendo in breve i 120000 utenti.
Tra il 2000 e il 2001 si assiste a due tentativi di trasformare la fase sperimentale gratuita in un servizio per abbonati a pagamento, non incontrando però il favore del pubblico. Il “fallimento” dell’iniziativa è tale che, nell’estate del 2001, dopo due soli anni dalla sua nascita forse prematura, il servizio news della Poligrafici Editoriale chiude i battenti. Ripartirà nel 2003, in una situazione di mercato del tutto diversa.
Il destino dell’informazione via sms non si chiude certo qui: l’interesse per le notizie provenienti dalla guerra in Iraq costituisce, infatti, un buon banco di prova per un servizio di notizie in tempo reale sui cellulari. Questa volta i pionieri sono il Tg5, tra le televisioni, e, tra i quotidiani, il “Corriere della Sera”, che parte con un servizio realizzato dalla redazione di Corriere.it. I lettori, questa volta, reagiscono in maniera positiva, inducendo a scendere in campo anche “la Repubblica”.
Non va però disconosciuto il ruolo avuto dal gruppo Poligrafici Editoriale, cui resta il merito di aver sperimentato per la prima volta (forse troppo presto) un sistema informativo nel quale gli utenti non decidono quando informarsi, ma vengono raggiunti dalle notizie in tempo reale. Il cellulare si trasforma così, a poco a poco, da strumento di comunicazione al nuovo medium d’informazione del terzo millennio.
Come rilevato da Marco Pratellesi, insigne giornalista e docente, «gli utenti hanno dimostrato di gradire sul cellulare particolarmente le informazioni di servizio, utili per la vita pratica di tutti i giorni: dalle segnalazioni di code in autostrada ai disagi in aeroporto, dal meteo alle interruzionidi fornitura dei servizi. Ma piacciono anche quelle informazioni che, pur non avendo una influenza sulla vita pratica delle persone, conferiscono autorevolezza a chi le riceve in anticipo: quel ruolo da leader che “chi sa” tende ad assumere nei confronti di coloro “che non sanno”.

mercoledì 15 giugno 2011

Commento al post "Facebook dà una mano alla democrazia?" del blog "Noioggi"

Condivido in pieno le riflessioni presenti in questo post. Mai come per il referendum da poco avvenuto si è assistito all'imporsi poderoso del fenomeno "Facebook". I canali del noto social network hanno infatti funzionato da vero e proprio "amplificatore" di comunicazione e di informazione, sensibilizzando e responsabilizzando alquanto i navigatori del web riguardo alle questioni sollevate dai quattro quesiti referendari. E' pur vero però che è necessario mantenere un'autonomia di giudizio, senza farsi plagiare nè manipolare dal mezzo tecnologico. Progrediscono e si evolvono senza sosta le tecnologie della Rete, ma la nostra libertà di pensiero e di coscienza resta sempre il nostro bene più prezioso, da salvaguardare dai sempre più avvolgenti (e, talvolta, prepotenti) mezzi di comunicazione e di informazione.


A riprova dell'importante ruolo esercitato in occasione del recente referendum da Facebook, ecco un link che rimanda ad un gruppo di persone sorto appunto all'interno del social network per propagandare il "SI":

martedì 14 giugno 2011

Referendum e satira sul Web




Ecco un link relativo ad un divertente video a favore del "SI" per il referendum del 12-13 giugno:
Qui di seguito invece inserisco il link relativo ad alcune immagini satiriche che commentano con una tagliente e dissacrante ironia i risultati del referendum:

sabato 11 giugno 2011

Le origini tribolate dei blog

Il 14 febbraio 2004 a Napoli si tenne una tavola rotonda sui rapporti tra blog e scrittura. Nonostante la qualità dei relatori non fu una serata felice, come ricorda Giuseppe Granieri, uno dei maggiori esperti italiani di comunicazione e culture digitali, presente in quell'occasione. Infatti, in quel convegno, se la novità dei blog fu certo salutata come una grande rivoluzione che Internet regalava alle nostre vite, non mancarono d'altra parte numerose critiche e perplessità intorno a questa stessa rivoluzione. 
Il pericolo che si intravvedeva nel nuovo strumento era quello di una potenziale minaccia all'establishment culturale e mediatico, poichè il blog consente a tutti di pubblicare senza avere necessariamente un editore o la patente di "gatekeeper" (custode della soglia o mediatore culturale). Già nel 2003 erano sorte non poche polemiche intorno ai blog, alimentate da scrittori come Tiziano Scarpa e da una nutrita schiera di giornalisti, e sfociate poi in veri e propri conflitti tra categorie (scrittori vs blogger, giornalisti vs blogger), come se i blogger stessi fossero una corporazione. 
Ma nemmeno negli Usa, che pure avevano un paio d'anni di vantaggio e già centinaia di migliaia di blogger, le cose sono andate meglio. Ancora nel 2004 Doc Searls, editore storico del "Linux Magazine", raccontava che il giornalismo tradizionale non sapeva ancora destreggiarsi sul Web, pur sperimentandolo già dal 2005. Il risultato è che i professionisti, allora, snobbavano ancora i blog, confinandoli ai margini dell'informazione. Searls, in una dichiarazione del 2004, fu molto esplicito: "Non ho ancora visto nei grandi media un buon articolo o un buon servizio sui weblog che non fosse fatto da un blogger. I blog non possono essere compresi, e tanto meno spiegati, utilizzando le metafore concettuali che abbiamo usato per descrivere il Web sin dagli esordi: tutte queste menate sul design, l'implementazione, la costruzione di siti web con indirizzi e locazioni. Non c'è nulla nella retorica presa a prestito dall'architettura e da altri linguaggi che possa descrivere anche minimamente ciò che Dave Winer, Glenn Reynolds e Choire Sicha fanno con i loro blog ogni giorno".
Eppure i blog, come ricorda ancora Granieri sul suo saggio "Blog generation", non sono stati assolutamente una cosa nuova, almeno come tecnologia e logica. Se osservati da un punto di vista meramente strumentale, infatti, i blog sono solo il modello più semplice si sistema per la gestione dei contenuti. Questi sistemi, tecnicamente chiamati Content Manager System (CMS), sono progettati per favorire l'organizzazione e la pubblicazione delle informazioni, in Internet o nelle reti aziendali. Lo schema di una piattaforma base per blogging rientra in tale categoria e potrebbe ridursi ad un modulo per l'inserimento dei testi in un database e ad un modulo di output che li estrae e li visualizza in una pagina web, con l'ultimo testo inserito collocato in alto e gli altri a seguire verso il basso. Tale sistema, ovviamente, non richiede nessuna competenza tecnica, se non quella di elaborare testi al computer. 
Basandosi sull'organizzazione dei contenuti, caratterizzata appunto dall'annotazione più recente in alto, secondo alcuni il primo blog (anche se il termine fu coniato solo nel 1997 da John Barger) fu anche il primo sito web in assoluto, ovvero la pagina costruita da Tim Berners-Lee sui server del CERN (Comité Européen pour la Recherche Nucléaire). La pagina, archiviata dal World Wide Web Consortium (W3C), puntava ai nuovi siti che venivano messi online, con l'ultima segnalazione, appunto, in cima. Questo modello ebbe successo e fu seguito dal sito di Netscapenegli anni successivi con la What's New Page, che fu utilizzata da tantissimi altri operatori. 
Oltre all'organizzazione grafica, i blog ricordano i primi siti Internet anche per un'altra notevole caratteristica: la possibilità di aggiornamento frequente da parte dei singoli utenti, senza richioedere l'intervento dei tecnici. I blog sono perciò una risposta ad un problema nato con il Web e con la visione del suo inventore Tim Berners-Lee, che voleva farne un "posto" in cui pubblicare contenuti fosse facile quanto consultarli. 
Il vero "papà" dei blog come li conosciamo ora è stato però Dave Winer. Nel 1997 egli lanciò "Scripting News", ed il suo impegno e il suo entusiasmo sono stati un esempio per migliaia di blogger. Winer, con la sua software house, ha tra l'altro messo a punto anche Frontier, Manila e Radio Userland, applicazioni che hanno contribuito in maniera decisiva allo sviluppo del blogging. Nel luglio 1998 Pitas lanciò il primo servizio di blogging gratuito, seguito ad un mese di distanza da Pyra Labs che con Blogger, acquisito poi da Google, ha dato una spinta decisa verso la diffusione di massa.