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venerdì 24 giugno 2011

I “warblog”: quando i blogger sono reporter di guerra

I blog, pur non avendo da soli la forza di ergersi a custodi di una informazione pura e non filtrata, possono però sicuramente dare una prospettiva diversa rispetto a quella che abitualmente ci viene presentata. Uno degli esempi più illuminanti a questo proposito è quello di Salam Pax, blogger iracheno, che dal suo computer di casa ha raccontato la guerra in Iraq “dall’interno”, in barba alle restrizioni del regime di Saddam e alla paura di essere scovato ed arrestato. Egli, durante la seconda guerra del Golfo, diventa addirittura noto come “il blogger di Baghdad”. Inizialmente molti hanno diffidato della sua vera identità: troppo colto, troppo buono il suo inglese, c’è chi ha sospettato che si trattasse in realtà di un infiltrato dell’intelligence Usa. Ma Salam Pax (due nomi che significano “pace”, rispettivamente in arabo e in latino), 29 anni, laureato in architettura a Vienna, non ha mai smesso di informare, anche sotto le bombe, attraverso reportage brillanti ed antiretorici trasmessi appunto attraverso il suo blog (http://www.dear_read.blogspot.com/). Egli non ha mai voluto rivelare la propria identità per motivi di sicurezza, ma ciò non gli ha impedito di firmare un contratto con il quotidiano britannico “Guardian” e di pubblicare il proprio diario in forma di libro, tradotto in italiano da Sperling & Kupfer con il titolo Salam Pax the Baghdad Blogger.
Restando ancora sulla guerra in Iraq, come non ricordare il blog di un marines statunitense, che raccontava in diretta l’avanzata delle truppe americane. Il blogger diventa in questi casi una fonte d’informazione diretta, integrando quella giornalistica e diventando egli stesso mediatore della notizia. Quest’ultimo esempio di blog rientra nei cosiddetti “Warblog” (ovvero “blog di guerra”), fenomeno che ha conosciuto una grande diffusione soprattutto a partire, appunto, dall’ultimo conflitto iracheno. Grazie ai potenti computer satellitari di cui erano dotati, i soldati americani hanno raccontato in rete la loro guerra: una visione privata che li trasforma da combattenti in reporter dei fatti di cui sono protagonisti. E così i siti di L. T. Smash, pseudonimo del riservista della marina Usa citato sopra, e di altri soldati hanno offerto punti di vista diversi dalle fonti ufficiali: i loro blog sono stati cliccatissimi e hanno creato più di un imbarazzo al Pentagono e ai suoi asettici bollettini ufficiali.  
Altro caso eclatante è il diario di guerra Bloghdad (http://www.bloghdad.splinder.com/), salito alla ribalta in seguito all’assassinio in Iraq del suo autore, il reporter italiano Enzo Baldoni.
La guerra in Iraq è stata anche documentata da blog di giornalisti professionisti, come Pino Scaccia, inviato del Tg1, che sulle pagine del suo Baghdad Café (http://www.baghdadcafe.splinder.com/) ha potuto raccontare, senza limiti di spazio e di tempo, le proprie giornate da reporter di guerra. Non di rado questi warblog sono ripresi dai più importanti giornali mondiali come fonte affidabile e talvolta unica per avere notizie fresche e ritratte da un diverso punto di vista sui conflitti in corso e sui loro effetti.
Quelli appena citati sono tutti punti di vista differenti dello stesso evento, raccontati in diretta dai protagonisti, non filtrati dalla stampa o censurati da qualcuno. Gli autori di questi blog sono diventati personaggi che hanno appassionato il mondo dei “navigatori” della Rete per una comunicazione semplice, diretta, non filtrata.


 

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